L'open Source è una formula di distribuzione del software che consente agli utenti di avere a disposizione i programmi in formato sorgente, con la possibilità di utilizzarli per eseguire tutte le modifiche desiderate, senza dover più dipendere dal produttore originario o da chi glieli ha forniti.
Il software Oper Source rappresenta la miglior garanzia per l'utente di avere accesso a tutto ciò che è stato sviluppato per le sue esigenze e di decidere il rapporto con i suoi consulenti gestionali solo in base alla qualità dell'assistenza ricevuta. Con questo tipo di licenza è distribuito il sistema operativo Linux, giudicato oggi uno dei più veloci ed affidabili. Il software Open Source garantisce a chi ha un interesse comune nel settore specifico di condividerlo con altri, scambiando idee, conoscenze ed esperienze manifestate liberamente, senza il filtro di interessi commerciali. Internet è pieno di software Open Source, si può dire che senza di esso non esisterebbe. I principali prodotti open source utilizzati sulla rete sono Apache, utilizzato da oltre il 50 per cento dei server web, BIND che garantisce il DNS per tutto Internet, sendmail il più importante e comunemente usato software di posta elettronica, OpenSSL lo standard per la sicurezza delle comunicazioni su Internet, per non parlare di Firefox il più agguerrito concorrente di Explorer.
Anche le principali aziende informatiche del pianeta stanno investendo su prodotti open source: IBM, Apple, HP, Sun e molte altre.
2. Licenze Open Source
Una licenza open source autorizza chiunque ad usare, modificare, integrare, riprodurre, duplicare e distribuire un programma (o qualsiasi lavoro tutelato dalle norme sul diritto d’autore), anche a scopi commerciali. Il programma stesso deve essere disponibile anche in una forma leggibile e comprensibile all’ uomo. Perchè una licenza sia open source non si deve soltanto avere accesso al codice sorgente, ma si deve anche avere la possibilità di mettere mano al codice sorgente e contemporaneamente il permesso di ridistribuirlo, il tutto senza che alcuno possa pretendere anche il minimo compenso, però senza impedire di chiedere un compenso a chi è disposto a pagarlo. Secondo l’ Open Source Definition affinchè si possa parlare di una licenza open source è necessario che tale licenza soddisfi contemporaneamente tutte le condizioni sotto indicate:
• Ridistribuzione libera. La licenza non può impedire ad alcuna parte in causa la vendita o la cessione del software. Chiunque deve poter fare tutte le copie che vuole, venderle o cederle, e non deve pagare nessuno per poter fare ciò.
• Codice sorgente. Il programma deve includere il codice sorgente. Codice deliberatamente offuscato non è ammesso. Questo in quanto il codice sorgente è necessario per modificare o riparare un programma.
• Opere derivate. La licenza deve permettere modifiche e opere derivate e deve consentire la loro distribuzione sotto i medesimi termini della licenza del software originale, in quanto il software serve a poco se non si può modificare per fare la manutenzione ad esempio per la correzione d’ errori o il porting su altri sistemi operativi.
• Integrità del codice sorgente dell’autore. La licenza può proibire che il codice sorgente sia distribuito in forma modificata solo se la licenza permette la distribuzione di pezze (patch file) con il codice sorgente allo scopo di migliorare il programma al momento della costruzione.
• Nessuna discriminazione contro persone o gruppi. La licenza deve essere applicabile per tutti, senza alcuna discriminazione per quanto nobile possa essere l’obiettivo della discriminazione. Ad esempio non si può negare la licenza d’uso neanche a forze di polizia di regimi dittatoriali.
• Nessuna discriminazione di settori. Analogamente alla condizione precedente, questa impedisce che si possa negare la licenza d’uso in determinati settori, per quanto questi possano essere deplorevoli. Non si può dunque impedire l’uso di tale software per produrre armi chimiche o altri strumenti di distruzione di massa.
• Distribuzione della licenza. I diritti relativi al programma devono applicarsi a tutti coloro ai quali il programma sia ridistribuito, senza necessità di esecuzione di una licenza aggiuntiva.
La licenza non deve essere specifica a un prodotto. I diritti relativi a un programma non devono dipendere dall’essere il programma parte di una particolare distribuzione di software. La licenza non deve contaminare altro software. La licenza non deve porre restrizioni ad altro software che sia distribuito insieme a quello licenziato.
2.1. GPL
Le licenze per la maggioranza dei programmi hanno lo scopo di togliere all’utente la libertà di condividerlo e di modificarlo. Al contrario, la GPL è intesa a garantire la libertà di condividere e modificare il free software, al fine di assicurare che i programmi siano liberi per tutti i loro utenti. La GNU General Public License è una licenza per software libero. Il testo ufficiale della licenza è disponibile all’ URL:www.gnu.org/licenses/gpl.html.
Viene spesso indicata con l’ acronimo GNU GPL o (quando non c’ è il rischio di confondersi con un’ altra General Public License) semplicemente GPL.
I licenziatari (da qui in poi indicati come utenti) che accettano le sue condizioni hanno la possibilità di modificare il software, di copiarlo e ridistribuirlo con o senza modifiche, sia gratuitamente sia a pagamento. Quest’ultimo punto distingue la GNU GPL dalle licenze che proibiscono la ridistribuzione commerciale. Se l’utente distribuisce copie del software, deve rendere disponibile il codice sorgente a ogni acquirente, incluse tutte le modifiche eventualmente effettuate (questa caratteristica è detta copyleft). Nella pratica, i programmi sotto GNU GPL vengono spesso distribuiti allegando il loro codice sorgente, anche se la licenza non lo richiede. Ci sono casi in cui viene distribuito solo il codice sorgente, lasciando all’utente il compito di compilarlo.
2.2. DBS
Le licenze BSD sono una famiglia di licenze permissive per software. Molte sono considerate libere ed open source. Il loro nome deriva dal fatto che la licenza BSD originale (detta anche licenza BSD con 4 clausole) fu usata originariamente per distribuire il sistema operativo Unix Berkeley Software Distribution (BSD), una revisione libera di UNIX sviluppata presso l’Università di Berkeley. Le licenze BSD garantiscono le quattro libertà del software e sono quindi qualificate come licenze per il software libero. Tuttavia risultando più aperte e libere di altre, ad esempio della licenza GNU General Public License (GNU GPL), non hanno fra i propri obiettivi quello di proteggere la libert´a del software cui sono applicate ma semplicemente di rendere per tutti il software completamente libero, accessibile e modificabile. Chi infatti modifichi un programma protetto da licenze BSD, può ridistribuirlo usando la stessa o altra qualunque licenza e senza avere l’obbligo di ridistribuire le modifiche apportate al codice sorgente. Le licenze BSD riflettono l’idea più ampia possibile del dono liberale: chiunque può fare ciò che meglio crede del programma rilasciato ed acquisito con l’unico dovere di citare l’autore (l’università di Berkeley); questo significa anche che chiunque può sviluppare in forma chiusa con una licenza proprietaria un programma BSD modificato, magari anche impedendo ai propri acquirenti di modificarlo e ridistribuirlo a loro volta.
2.3. CPL
La CPL (Common Public License) è una licenza per software open-source pubblicata da IBM. Le sue condizioni sono state approvate dall’Open Source Initiative e dal Free Software Foundation. Gli scopi dichiarati della CPL sono quelli di incoraggiare e promuovere lo sviluppo open source, pur mantenendo la possibilità di riutilizzare i contenuti sotto un’altra licenza.
La CPL ha alcune condizioni che la rendono simile alla GNU General Public License, ma vi sono alcune differenze chiave. Una differenza chiave è la possibilità di ri-licenziare: si può compilare un Programma rilasciato sotto CPL senza effettuare modifiche e rilasciarlo sotto un’altra licenza, anche proprietaria.
Un’altra differenza è una clausola relativa ai brevetti: per evitare che collaboratori (contributors) malevoli possano introdurre del codice che infrange i loro brevetti per poi potersi rivalere dei diritti (royalty), la CPL prevede che ogni contributor garantisca a tutti i destinatari (recipients) del programma, una licenza libera da royalty. Quest’ultima clausola rende la CPL incompatibile con la GPL, sebbene sia possibile che una futura versione della GPL possa adottare una simile, compatibile, clausola. Per quanto riguarda il codice sorgente la CPL prevede (come la GPL) che esso sia sempre reso disponbile.
2.4. LGPL
La GNU Lesser General Public License (abbreviata in GNU LGPL o solo LGPL) è una licenza creata dalla Free Software Foundation, studiata come compromesso tra la GNU General Public License e altre licenze non-copyleft come la BSD License e la Licenza MIT. Il suo scopo è di essere appetibile per aziende e progetti commerciali, tutelando al tempo stesso la comunità del Software Libero da abusi da parte delle stesse. Stabilisce il copyleft sul singolo file di codice sorgente, ma non sull’intero software. Questo comporta che, per esempio, un software rilasciato sotto licenza LGPL può essere incluso liberamente in un’applicazione commerciale closedsource, a patto che le modifiche apportate al codice sorgente del software stesso vengano rese pubbliche; tutti gli altri file dell’applicazione possono essere rilasciati con licenza proprietaria e senza codice sorgente. E’ utile quando si sviluppano librerie, in modo da rendere compatibili programmi liberi e non.
Un tempo era chiamata GNU Library General Public License.
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